Federico - Theater tutor - Milano
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Federico

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Actor, author, and theater trainer. Lecoq Method theater course for beginners and professionals.

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Federico is one of our best Theater tutors. They have a high-quality profile, verified qualifications, a quick response time, and great reviews from students!

About Federico

Co-founder of Il Sugo Teatro ETS and the musical group PadePaniq. He currently works as an actor and writer for Ditta Gioco Fiaba, a well-established children's theater company. Since November 2022, he has been represented by Stars Agency, which operates in advertising and film. Since January 2023, he has been collaborating with various organizations in Lombardy as a theater teacher, including Laboratorio degli Archetipi, Ditta Gioco Fiaba, and Piccola Scuola di Circo.

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"The aim of my teaching is to cultivate, guide, and strengthen the initial talent," both for those approaching theater for the first time and for professionals in other arts who want to improve their acting skills specifically.

The primary teaching objectives are: 1) to achieve full awareness of one's own voice, body, and the space around it; 2) to enhance natural creative talents; 3) to develop specific technical skills, useful for approaching the subject independently; 4) to develop a finer sensitivity in listening to others. To approach theater, we will move from the pursuit of neutrality and the fixed point, through poetry, music, painting, and architecture, to the study of the rhythms of the world around us, and then return to ourselves and what makes us unique. Alongside this, we will explore various dramatic approaches: pantomime, jester, Commedia dell'Arte, melodrama, tragedy, and clown. The program will be adapted and/or reformulated based on the needs of the class, individual students, and the time available.

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  • Quando hai cominciato a seguire questa disciplina? E perché?

    Ho iniziato seguire un percorso di studi di teatro nel 2017, dopo aver trascorso tre mesi in Germania come ragazzo alla pari. Praticavo già come performer durante le serate di slam poetry, anche per piccoli eventi organizzati da centri attivi nella riqualificazione del centro storico della mia città natale (Sassari), ma non avevo ancora seguito un percorso di formazione, più che altro sperimentavo sul palco per smussare e migliorare i miei lavori di scrittura e performance. I tre mesi in Germania sono stati chiarificatori, perché mi son trovato davanti a un bivio: da una parte seguire la mia naturale tendenza ad essere appassionato di tante cose e voler cambiare aria e clima di vita repentinamente (la vita del ragazzo alla pari lo permette, cambiando città e stato ogni tot di mesi, lavorando per famiglie sempre diverse); dall'altra la vita dell'artista, dell'attore, scrittore e paroliere, che ho iniziato a tessere nel 2014 con i primi testi raffazzonati, fino ad arrivare alla prima soddisfacente esibizione nel 2016.

    Staccare dal palco e dalla poesia performativa per tre mesi mi ha fatto capire quanto li amassi e quanto avessi bisogno di prendermi cura di quelle passioni professioni. Così, già un mese prima dalla fine del mio contratto presso la famiglia per cui lavoravo in Germania, ho contattato una scuola serale di teatro di Sassari. Così ho iniziato, esattamente il 22 dicembre del 2017, mi ricordo molto bene. Questo è stato, ho scoperto poi, un piccolo, minuscolo passo. Continuando con lo studio del teatro e della scrittura ho sentito la necessità di seguire un percorso professionalizzante, perché non volevo si trattasse solo di quello che, altrimenti, sarebbe stato relegato alla sfera della sola passione. Ho capito questo quando, poco prima di un'esibizione, mi son sentito spogliato di tutto. Ero vestito di nero, senza telefono nella solita tasca, senza portafoglio della solita tasca. Se qualcuno m'avesse trovato così in quelle condizioni in mezzo al mare aperto, non avrebbe potuto dire chi fossi. Mi son sentito libero di essere e di creare, di essere materia prima modellabile per creare storie in cui, gli spettatori, avrebbero potuto lasciarsi andare al sogno, vivendo la mia stessa esperienza.

    Così mi son deciso. Nel 2019 ho passato l'estate a studiare con un'insegnante privata, per prepararmi ai provini delle accademie. Alla fine la fortuna mi ha concesso una borsa di studio per la Scuola Teatro Arsenale. Senza quella, non so come avrei fatto a vivere a Milano e pagarmi anche gli studi (e comunque ho dovuto lavorare tanto per rientrare nelle spese, chiaro). Il percorso, finito nel luglio 2021, è stato illuminante, mi ha cambiato profondamente come essere umano e come artista. Il mondo ha tutto un altro gusto, ora.
  • Quali sono gli artisti o le opere che ti emozionano di più?

    Tolgo subito il sassolino dalla scarpa di Jaques Lecoq, per poi passare ad altro. Uno dei miei primi maestri, bravissimo attore e autore, è stato allievo della Scuola Teatro Arsenale, che segue le linee guida lasciate da Jaques Lecoq. I maestri principali dell'Arsenale, Kuniaki Ida, Mariana Spreafico e Giovanni Calò, sono stati allievi diretti di Lecoq e insegnano con la sua poetica, con dedizione e passione. Per questo mi sono appassionato a Jaques Lecoq come pedagogo e come geniale compositore di un metodo immortale per lo studio del teatro, essendo un metodo fluido per sua stessa natura, rifacendosi all'osservazione del reale e alla consapevolezza del proprio corpo, con un grande invito alla creazione (e quindi una visione dell'attore come creatore e non solo esecutore sempre più presente).
    Chiudo questa parentesi.

    Artisti e opere che mi hanno emozionato. Premetto che quando si parla di arte vien male dividere le arti in compartimenti stagni. Nel mio caso musica, teatro, scrittura, poesia, architettura, pittura, scultura si intersecano e si arricchiscono a vicenda, per andare poi a confluire verso un'interpretazione del mondo più o meno coerente, pronta a rubare di qua e di la. Cercherò di fare solo alcuni nomi, altrimenti non finisco più.

    Di sicuro Dargen D'Amico per la scrittura di testi in musica e poesia. Nel 2014 ho iniziato a scrivere grazie alla forte immedesimazione nei suoi testi, grazie alla sua capacità di lasciare in sospeso le parole e i significati, il senso delle storie (consiglio l'ascolto di Nostalgia Istantanea e Variazioni sul Tema Nostalgia Istantanea). Per lo stesso motivo sono un amante di Lucio Dalla. Per lo stesso motivo sono amante di Magritte nella pittura, per dire, e dei primi tentativi ibridi di cubismo.

    Per la letteratura faccio quattro nomi ed evito di approfondire: Luigi Pirandello, Miguel de Cervantes, Douglas Adams, Arto Paasilinna. Il fu Mattia Pascal, Don Chisciotte, Guida Galattica per Autostoppisti, L'Anno della Lepre. Quattro delle opere che più mi hanno cambiato ed emozionato.

    Nel teatro: Dimitri (clown), Bergonzoni, Dario Fo e Franca Rame, Giorgio Gaber, Totò e ce ne sarebbe da dire. È che nel teatro si fa tanto e si parla poco, al contrario di quello che comunemente si crede; e si pensa molto più al presente che al passato. Di contemporaneo, posso dire di aver visto uno spettacolo di circo contemporaneo, Gretel di Clara Storti, e di esserne rimasto affascinato; Pescheria Giacalone e Figli, di Rosario Lisma, con degli attori fantastici e potenti in scena. Insomma, è un mondo vivo il teatro e, soprattutto, non sta solo a teatro.

    A tal proposito faccio una parentesi poesia, ordine sparso: Orazio, Pavese, Scialoja, Berrigan, Sergio Garau, Alberto Masala, Francesca Gironi, Stefano Raspini, Derek Walcott...
  • Quali sono, secondo te, le qualità necessarie per riuscire in questo campo?

    Posso dividere in due campi le qualità fondamentali per riuscire nel teatro: 1) passione e tecnica; 2) tenacia.

    Campo passione e tecnica. Per fare teatro serve essere disponibili, essere le marionette di se stessi, essere delle spugne che assorbono e gettano fuori. Non si può essere buoni attori nella rigidità di qualsiasi tipo: mentale, fisica. Il bravo attore scopre, accetta, dice Si. Il bravo attore osserva la realtà e la rispetta, non cerca di imporne una caricatura tratta esclusivamente dalle proprie idee. Un bravo attore deve essere capace di scordarsi di se stesso. Il resto è energia, saper incanalare le proprie emozioni a servizio della tecnica, studio rigoroso.

    Campo tenacia. Non so bene come sia fuori dall'Italia perché non ho sperimentato, ma posso averne un'idea, in ogni caso fare teatro non è facile. Lavorare nel teatro non è facile. Se vuoi fare teatro, armati di pazienza e tenacia, oltre che di passione e tecnica. Passione e tecnica servono per saper far bene il proprio mestiere, mentre la tenacia serve per continuare a farlo, per non mollare davanti alle immense difficoltà che si parano davanti. Questo quando si è costretti a dividersi in due per riuscire a rendere sostenibile la carriera da attore. Se si hanno già dei fondi ed è possibile agire indisturbati, allora il pericolo è di rammollirsi. Serve sempre darsi degli obiettivi e volersi superare. È facile farsi impigrire dalla comodità.
  • Quale consiglio daresti ad un allievo per incoraggiarlo a fare progressi?

    Il lavoro e la passione sono cura. Fare qualcosa e non farlo bene è giusto, quel che importa è averne cura, senza sforzi. Perché lo sforzo porta alla rigidità e la rigidità a non imparare. Questo non vuol dire non metterci tutto te stesso, o non metterci impegno. Anzi. Gestire le proprie energie e i propri limiti è una capacità fondamentale dell'attore, se non si capisce questo, si andrà sempre a sbattere contro un muro.
    L'attore tasta, scopre, spinge per arrivare ai suoi limiti, osa, ma non si sforza, perché il rischio poi è di rompersi. Quindi, abbi cura di questa passione e/o professione, per aver cura di te. La dedizione porta sicuramente a dei risultati, non importa quanto inizialmente sembri impossibile e difficile. Bisogna sperimentare, sporcarsi le mani, essere disposti a sbagliare il 99% delle volte ed esserne contenti, perché vuol dire che si è dato tutto. Se non si sbaglia, molto spesso è perché ci si sta trattenendo, perché non si vuole scoprire una parte incerta di se. Invece è proprio li che bisogna andare, tastare, scoprire, spingere.
  • Che cosa ti apporta questa passione? Ne hai delle altre?

    Lo studio della recitazione porta a tanti cambiamenti al di fuori del campo specifico. Non sono un esperto di biliardo, ma è come tirare il primo colpo alla palla bianca per iniziare il gioco. Colpisci una palla, ma per vie traverse si muovono tutte. Senza saperlo potreste sembrare più alti agli occhi degli altri, più sicuri, più presenti ed espansivi. Mi è capitato quando, dopo i due anni di studio a Milano, son tornato in Sardegna per l'estate. Agli occhi dei miei amici apparivo come una persona profondamente cambiata, in meglio. Il teatro aiuta a stare nel mondo con altri occhi e con un altro corpo, è salutare e lascia sempre una luce, un bagliore in più in noi. Questa è la mia esperienza.

    Altre passioni? Ho la passione per la musica, ma non so ancora suonare uno strumento. Per ora ci scrivo su e basta, ascolto tanto e, quando ne ho la possibilità, collaboro con musicisti. Ho prodotto qualcosa per canzoni rap e poesia in musica, ma si sente la mano di un "non musicista". Mi dedico anche alla grafica e al copywriting. Mi son trovato nella condizione di dovermi arrangiare per locandine e cose simili, poi alla fine ho scoperto che è una cosa che mi piace e la sto studiando e praticando in piccolo. Ho anche prodotto qualche video, creando contenuti che emulano lo stop motion e il collage, per dare uno sfondo alle mie poesie un musica. Una di queste ha vinto il secondo premio Sinestetica nel marzo 2021.

    In realtà, poi, ho una passione per molte arti, come già spiegato qualche domanda fa. Al di fuori del campo artistico, ho di certo portato avanti alcune passione più di altre: lingue e psicologia, che ho anche studiato all'università senza mai finire gli studi in entrambi i casi; filosofia, che porto avanti come pratica quotidiana tra letture e approfondimenti di altro tipo.
  • C'è una delle tue opere di cui sei particolarmente orgoglioso?

    Nell'ottobre 2021, io e tre miei colleghi e amici (Francesca Pinna, Giovanni Spadaro, Alessandro Manfredi), siamo stati finanziati dall'ambasciata italiana in Burkina Faso per prender parte al FITMO, Festival Internazionale di Teatro e Marionette di Ouagadougou. Abbiamo portato un nostro spettacolo di clownerie e varietà dall'altra parte del mondo. È stata un'esperienza umana e artistica meravigliosa.
  • Ti è già capitato di sorprenderti per le capacità o per il talento di un allievo?

    I miei primi allievi sono gli amici o i conoscenti stretti che magari ogni tanto mi hanno chiesto "ma che ne pensi di questo testo, come potrei interpretarlo?". In particolare una ragazza a cui ho dato dei consigli in modo abbastanza continuativo è riuscita a sorprendermi tanto. Dopo mesi in cui ci si sentiva solo per telefono, tra un'indicazione e l'altra, vederla sul palco dal vivo mi ha colpito. C'era tanto di lei, della sua volontà e necessità di voler fare qualcosa, più un sapiente utilizzo dei pochi strumenti da me forniti, l'essenziale e il giusto per arrivare al proprio obiettivo. Ecco, una cosa che distingue un bravo attore da un cattivo attore è la necessità. Da salvare bene questa parola: necessità. Quando una cosa si dice tanto per dire, chi ascolta lo nota. Siamo libri aperti sul palco. Per recitare bisogna essere sinceri e in lei, sul palco, vedo tanta sincerità.
  • Essere un Superprof è una vera arte! Qual è il tuo segreto?

    Sarebbe bello avere l'arma segreta, la mossa replicabile che funziona sempre in quel modo. Il segreto, non il mio, ma il segreto per insegnare teatro, è porsi nello stesso modo in cui si vuole l'allievo: come una spugna. Serve cambiare e adattarsi alla classe o alla persona che ha davanti. Poi, molto importante, non dare giudizi, ma indicazioni. Una cosa non è bella o brutta, ma funziona o non funziona; può dare alcune impressioni piuttosto che altre, magari diverse da quelle che suggeriscono le nostre aspettative. Lo scopo dell'insegnante, del maestro, è di fornire possibilità e strumenti, per lasciare nelle mani dello studente il proprio percorso. Questo crea consapevolezza e solide basi, al contrario di chi pensa che insegnare sia dire come le cose dovrebbero essere e insegnarle parola per parola.
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